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PSICOLOGIA e PSICOTERAPIA - F.A.Q.


INTERVENTO PSICOTERAPEUTICO
 

Come funziona un intervento psicoterapeutico?

Il lavoro psicoterapeutico si articola nelle seguenti fasi:
 - ASSESSMENT:
fase iniziale costituita da alcuni incontri (in media tre o quattro) in cui si raccolgono i dati per comprendere meglio le difficoltà della persona e per delineare un intervento psicologico individualizzato. Solitamente sono previsti: l’analisi della domanda iniziale, colloqui psicologici, osservazione, somministrazione di test e, se utile, rilevazione degli indici fisiologici attraverso il Biofeedback.
- RESTITUZIONE:
questa fase è costituita da un incontro in cui si espongono alla persona i dati emersi in assessment e l’eventuale diagnosi. Inoltre si concorda e si progetta l'intervento più adatto per affrontare le difficoltà psicologiche rilevate.
- INTERVENTO:
si tratta della fase terapeutica vera e propria che consiste nell’attuazione di specifici protocolli cognitivo- comportamentali validati dalla ricerca scientifica.
- FOLLOW-UP:
a distanza di uno, tre e sei mesi dal termine della terapia sono solitamente previsti degli incontri di verifica e revisione con il paziente.

Quanto tempo dura in media un intervento psicoterapeutico?

Sia la psicoterapia cognitivo-comportamentale che EMDR sono un tipo di terapia breve: mediamente si ottengono risultati positivi con tre-sei mesi di trattamento che prevede solitamente una seduta a settimana.

Tuttavia la durata del trattamento dipende dal tipo di disturbo e dalla sua gravità: quando un problema psicologico dura da molti anni oppure il paziente ha una strutturazione di personalità particolarmente rigida, l’intervento terapeutico potrebbe essere più lungo e complesso e magari dilazionato nel tempo perché ormai si sono strutturati e radicati profondamente pensieri disadattivi e modi di agire disfunzionali.

 

STRESS E ANSIA

Come posso riconoscere i segnali di stress e ansia?
L’ansia comprende un’ampia gamma di sintomi che si possono riassumere in tre forme:

1. L’ansia nel corpo: quando l’ansia è intensa possiamo avvertirne gli effetti fisici, come accelerazione del battito cardiaco, rialzo della pressione sanguigna, respiro affannoso, vertigini o capogiri, tensioni muscolari, sudorazione e disturbi gastrointestinali. Questi sono soltanto effetti temporanei sul corpo, tuttavia, se l’ansia diventa cronica, può provocare danni più seri, come riflusso gastrico, intestino irritabile, mal di testa da tensione, ecc.

2. L’ansia nel pensiero: il nostro dialogo interno, ossia il modo in cui parliamo a noi stessi, può contribuire enormemente ad aumentare la nostra ansia; ecco qualche esempio di pensiero ansioso:
   “Sicuramente finirà male” “Devo assolutamente fargli una bella impressione”
   “Non posso sbagliare” “Oggi ho fallito quindi vuol dire che sono un incapace”


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. L’ansia nel comportamento: la reazione più comune quando siamo ansiosi è cercare sistematicamente di evitare ciò che temiamo, ad esempio non prendere l’ascensore o l’aereo e non presentarsi ad una riunione o un esame; se nel breve periodo questo tipo di fuga può farci sentire meglio perché abbassa il livello di ansia, nel lungo periodo la rafforza e ci blocca sempre più.
Ogni persona è un caso a sé e ciascuno vive l’ansia in modo leggermente diverso: alcuni sperimentano tutt’e tre queste forme, altri solo una o due.
 

Come posso capire se la mia ansia è una reazione “normale” oppure un problema serio?
Immaginate una vita senza ansia: vi alzate la mattina totalmente tranquilli, niente vi fa paura, pensate che il futuro vi riservi solo sicurezza e gioia... che meraviglia! Attenzione però! Se non avete nessuna ansia, quando la macchina davanti a voi frenerà improvvisamente la vostra reazione sarà più lenta e rischierete un incidente oppure, per totale assenza di preoccupazione, potreste arrivare ad un esame o ad una riunione di lavoro assolutamente impreparati.
Quindi, in realtà, l’ansia non è sempre qualcosa di negativo, anzi in dosi ridotte ci può essere utile: ci avverte dei pericoli, ci mantiene reattivi e ci prepara ad agire. L’ansia è perciò una reazione normale e adeguata quando è innescata da un pericolo reale e scompare quando il pericolo cessa. Diventa invece inadeguata e patologica quando è sproporzionata rispetto alla realtà della situazione, dura troppo a lungo o capita troppo frequentemente ed interferisce con ciò che vorremmo fare limitando la nostra libertà di scelta.

Capiamo quando l’ansia diventa un problema serio:

- Disturbo d’Ansia Generalizzato:
si può considerare come il “raffreddore dei disturbi d’ansia” nel senso che è il più comune e si manifesta come uno stato di tensione e preoccupazione costante e duraturo: se vi sentite molto spesso agiatati, irritabili, nervosi, i vostri muscoli sono tesi, vi stancate facilmente ma al tempo stesso avete difficoltà a concentrarvi e ad addormentarvi forse soffrite di DAG.

- Attacchi di Panico:
se non avete mai vissuto un attacco di panico non ve lo auguriamo, di solito dura solo una decina di minuti ma la persona è convinta di stare per morire: tachicardia, senso di soffocamento, dolori al petto, vertigini, nausea, tremori,… Il problema è che spesso la persona interpreta tali sintomi fisici come talmente pericolosi che li acuisce, continua a preoccuparsi di quando ricapiterà un altro attacco e inizia a cambiare abitudini per evitare luoghi e attività che ritiene pericolose limitando sempre più la sua vita.

- Agorafobia:
spesso è la compagna del panico perché la persona teme i luoghi da cui non potrebbe uscire o in cui non potrebbe ricevere aiuto in caso di panico quindi inizia a evitare di uscire, di viaggiare o di stare fra la gente e pian piano si trova prigioniera in casa propria.

- Fobia Specifica:
è una paura esagerata e paralizzante di una situazione o di un oggetto specifico (ad esempio ragni, serpenti, iniezioni, voli aerei, luoghi alti, temporali);
la persona è cosciente che la sua paura è esagerata e irragionevole eppure arriva a cambiare le sue abitudini pur di evitare ciò che teme.

- Fobia Sociale:
è un’estrema paura di esporsi al giudizio degli altri per cui si teme di conoscere nuove persone, di andare ad una festa, di parlare in pubblico o durante una riunione, di usare il telefono, di mangiare in compagnia; ci si sente sempre in imbarazzo, inadeguati e con la costante preoccupazione di fare una brutta figura.
 

- Disturbo Post-Traumatico da Stress:
può svilupparsi quando la persona ha vissuto un evento grave, potenzialmente mortale o molto pericoloso per sé o per gli altri (come un incidente, un furto, una violenza, una calamità naturale) e consiste nell’essere costantemente allarmati e ipervigilanti, nel rivivere ripetutamente l’evento, ad esempio con sogni e ricordi, oppure evitando qualsiasi cosa associata al trauma.

- Disturbo Ossessivo-Compulsivo:
chi soffre di DOC si trova intrappolato in un circolo vizioso in cui pensieri intrusivi e assillanti (ossessioni), come l’idea di essere contaminati o di avere creato danno a qualcuno, creano elevata ansia e lo costringono a ripetere comportamenti stereotipati (compulsioni), come lavarsi o controllare ripetutamente, allo scopo di ridurre la tensione; sfortunatamente i pensieri ossessivi tornano ancora più forti e il ciclo comincia di nuovo.


I disturbi d’ansia rappresentano il disagio mentale più diffuso nella società moderna sia tra i bambini che tra gli adulti. Le statistiche internazionali ci indicano che circa il 13,3% della popolazione ne soffre, senza contare chi ne soffre ma non ha ancora avuto una diagnosi. E’ importante riconoscere e curare questi disturbi per evitare che con il tempo si cronicizzino creando notevoli limitazioni nella vita quotidiana.

Si può guarire dai disturbi d’ansia?
Negli ultimi anni il panorama delle strategie psicoterapeutiche ad indirizzo cognitivo-comportamentale, con protocolli consolidati dalla ricerca scientifica, consente di uscire dalla trappola dell’ansia, di imparare a gestirla, di migliorare la qualità della vita e di essere liberi di scegliere.
Non lasciare che la tua ansia decida per te!

 

TRISTEZZA - DEPRESSIONE

Come posso capire se la mia tristezza è una reazione “normale” oppure un problema serio?
Sentirsi un po’ giù di tanto in tanto o essere tristi e scoraggiati in seguito ad un evento negativo è normale e fa parte della vita. A differenza di una temporanea tristezza, la depressione è invece una malattia che coinvolge il corpo e la mente: se nell’ultimo periodo vi siete sentiti profondamente tristi, senza energie, pessimisti sul vostro futuro, avete perso piacere e soddisfazione per le cose che un tempo apprezzavate, forse avete anche difficoltà a concentrarvi, poco appetito e dormite male può darsi che soffriate di depressione; prendete un appuntamento con il vostro medico per verificare se è in corso un episodio depressivo.

Si può guarire dalla depressione?
Come ben sa chi ne soffre, la depressione non è una condizione che può essere superata solo desiderandolo o volendolo, la persona con una malattia depressiva non può semplicemente "tirarsi su da sola" e stare meglio. Senza un trattamento, i sintomi possono durare per settimane, mesi o anni. La buona notizia è che la maggior parte delle persone con una malattia depressiva possono essere aiutate. Grazie ad anni di ricerche fruttuose, oggi ci sono terapie psicologiche e farmacologiche che producono notevoli miglioramenti: a seconda della gravità della depressione può essere indicato un trattamento psicoterapeutico, come quello cognitivo comportamentale, oppure una terapia farmacologica con antidepressivi oppure, come spesso accade, una combinazione di entrambi.

 

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